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Cascina Maggia - Società Cooperativa Turismo
CER
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Siete in: Storia
L'antica Via Maggia compare già nel Seicento con il nome di via Fura,
nome applicato anche alla porzione ovest della Volta; in qualche modo tale
direttrice chiudeva ad arco i territori a sud della città.
La via era chiamata negli anni Venti, con il nome di trapasso, via Fura Maggia,
per denotare uno dei tre tronconi residui dell'antica via Fura.
La storia di questo luogo è articolata e, a tratti, difficile da ricostruire.
La contrada dove Cascina Maggia è situata faceva verosimilmente parte
della frazione Il Biocco, una volta "el Bloch".
Probabilmente di proprietà del Conte Cesare Martinengo Cesaresco, fu
venduta nel 1653 a Diogene Pietro Ruffetti; successivamente passò alla
figlia Caterina, sposa di Francesco Vallotti, e da questi fu lasciata alla
figlia Marianna, sposa del Conte Onofrio Maggi (da cui prese il nome che ancora
oggi porta).
Nel cascinale risiedette, nel XVIII secolo, un sacerdote di origine tedesca,
ma adottato dai bresciani, che per primo coagulò religiosamente la
sparsa popolazione di quelle campagne ponendo le basi per la nascita della
parrocchia della Volta.
Il complesso poi venne venduto dalla Contessa Martinoni Caleppio al Comune
di Brescia.
Una "Breda" grande con tutte le sue
comodità. Una parte era riservata alla residenza padronale, più
alta e ricca di decorazioni, un'altra al "massaro" ed infine, con
le stalle e i fienili, la porzione dei "malghesi", abitata soltanto
nei pochi mesi invernali.
Nella parte padronale, situata a nord-ovest della corte, sono stati ritrovati
vari affreschi che rappresentano scene campestri ed episodi di caccia agli
uccelli, tema evidentemente caro ai proprietari, come a tutti i bresciani,
e consono con gli spazi agresti in cui il casale sorgeva.
L'intervento ha posto al centro dei propri
intendimenti il rispetto dell'identità tipologica e materica, operando
secondo i principi di un intervento "leggero".
Il criterio adottato per il recupero e restauro della cascina è stato
quello di utilizzare le tecniche e i materiali originali, dove possibile,
per continuare a leggere ed interpretare l'identità storica del luogo.
